Tom Porta | FOCUS

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JAPAN

“Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza,
non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi,
ma di avere occhi diversi,
di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri,
di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede,
che ciascuno di essi è.”

Marcel Proust, La Prigioniera (1923)

TABI

旅の恥は掻き捨て
Tabi no haji ha kakisute.

Lascia andare la vergogna del viaggio, dice un proverbio giapponese. È un’espressione con molteplici letture possibili. In viaggio non devi provare vergogna per i tuoi errori e le tue fragilità, puoi sentirti libero e capace di esprimere le tue passioni, o di misurarti con le tue paure e i tuoi limiti. Allo stesso modo, però, una volta tornato, devi liberarti dagli eventi e dai fallimenti vissuti, e andare avanti senza portarteli addosso. 

Tabi (足袋) è una parola che tiene assieme tante cose e tutte ci riportano al suo significato più poetico, scelto per dare il titolo a questa mostra. Sembra che essa derivi dal termine tanbiseconda pelle

È formata da due caratteri distinti: hoko, la direzione, e koromo, il fagotto. La parola è così in grado di racchiudere all’interno del suo significato la pianificazione del viaggio e gli oggetti necessari ad affrontare qualsiasi genere di evento inaspettato. 

White Tabi, 2023, acrilico su tela, 70x70 cm

Nella sua accezione quotidiana indica poi i tradizionali calzini giapponesi con la spaccatura sul davanti, pensati per adattarsi ai sandali infradito indossati abitualmente con il kimono.
Si pensava infatti che la punta divisa potesse favorire l’equilibrio tra cuore e mente.

Quando si decide di intraprendere un viaggio, la calzatura è spesso la prima e più importante delle scelte e dei bagagli. Determina la meta, e viceversa. Ci accorgiamo presto, però, che il senso di un viaggio risiede nel cambiamento interiore e non nello spostamento fisico. E che il bagaglio vero è più emotivo che razionale. 

IL DOLORE E L’APPARTENENZA

Ogni viaggio produce sempre una forma di sofferenza. È un gioco di equilibri tra identità e alterità: chi sono, dove vado, a che luogo sono destinato.

All’adrenalinica possibilità di riscoprire e sperimentare se stessi si accompagna la paura di perdersi e di dissiparsi; oppure, al contrario, di rimanere uguali a prima. C’è poi la paura di dimenticare, che produce un feroce attaccamento al ricordo, e che sfocia in un appassionato tentativo di museificare sensazioni e oggetti per tenere quella meta sempre presente attorno e dentro di noi. Anche Tom Porta tiene assieme tante cose.

Porta Tom, Two girls, 2023, acrilico e foglia oro su tela, 100x100 cm

È una stratificazione che emerge visivamente da ogni opera, che a sua volta si porta addosso tanta materia pittorica ed emotiva. Se da un lato ogni dettaglio è messo a fuoco con linee sicure e pulite – e con una lucidità quasi cinematografica e sinestetica – dall’altro ogni tela esprime una grande complessità, nella stesura del colore, nelle pennellate veloci, nella sovrapposizione di prospettive e piani per lo sguardo. Il mondo interiore dell’artista, il dolore che trascende il dato biografico e l’immaginario della sua generazione, restano inevitabilmente incastrati tra tutti quegli strati. E rimaniamo impigliati anche noi come spettatori, perché le opere di Tom Porta ci fanno il dono dell’appartenenza.

GIAPPONE VICINO E LONTANO

Più di altri Paesi altrettanto lontani e complessi, il Giappone ha la capacità di suscitare meraviglia. L’originalità della cultura e delle strutture sociali, nonché la resilienza delle sue tradizioni, ci lasciano stupiti o turbati. Come potremmo allora mai comprendere davvero una terra così impalpabile?, ci chiediamo. Eppure, l’attaccamento profondo dell’artista verso quel mondo lontano, quel doloroso senso di assenza e sempre rinnovata vicinanza, ci travolge e ci trasforma. In un tempo di perdita della trascendenza quale è quello che stiamo vivendo, la paura e i timori dello smarrimento non hanno confini geografici né mete stabilite e il viaggio poetico di Tabi offre qualcosa che va oltre le vite di ciascuno, trasportandoci in un luogo che sta più in alto del mondo reale. 

Porta Tom, Bushido, 2023, acrilico su tavola, 120x80 cm

Tom Porta compie questo strano e sorprendente miracolo per cui da un punto molto personale sa portarci a sentimenti condivisi e universali. Attraverso i suoi dipinti, Porta restituisce un’intera esperienza, un’atmosfera sacra satura di un sereno senso di orgoglio. Sicuramente, durante il proprio soggiorno in Giappone, l’artista sarà rimasto affascinato dallo stretto legame tra vita quotidiana e valori direttamente provenienti dall’antico passato giapponese.

Tabi non è solo una mostra, è un partire e un ritornare continui. Tabi è tutte le opere, e ogni opera è Tabi, un viaggio.  Dallo schizzo, alla preparazione dello sfondo e dei materiali, ai primi tratti per fare affiorare i contorni, poi la definizione delle ombre e delle luci; infine la vernice, che immortala l’istante passato e lo sigilla, destinandolo al presente. Non sono certo immagini cupe, quelle di Porta, e anzi trionfano l’elemento cromatico, la bellezza del particolare, le atmosfere sognanti, i silenzi carichi di allegria o solennità. I valori quali la grazia, l’onore, e il rispetto, i cui confini risultano troppo spesso oggi confusi e indefiniti, ritrovano la loro personificazione all’interno dei dipinti di Porta.

Porta Tom, Japanese Garden, 2019, olio su tela, 150x150 cm

Ci sono giardini dove il tormento interiore può trovare pace e conciliazione, perché Porta ha tenuto assieme terra e cielo con rapide pennellate di azzurro. Ci sono Geishe da un’epoca aurea e indimenticata che sembrano estranee alla dimensione del tempo e dello spazio, e in questo sta la loro misteriosa essenza. Quando ci rivolgono la nuca e ci nascondono il loro volto, sentiamo il loro profumo. Ci sono i samurai, antichi guerrieri, uomini eroi votati con sacralità alla loro missione: ne percepiamo il passo, sentiamo tremare il terreno.

Ogni elemento incarna nel presente quel prezioso passato, ce lo rende evidente, immediato. Tuttavia avvertiamo chiaramente, come fosse nostro, anche il sentimento dei viaggi irrisolti, la nostalgia strabordante, il timore che il ricordo sbiadisca e l’opera si disperda appena un attimo dopo averla guardata. Ogni tela racconta la passione bruciante ma anche la paura verso le cose perdute, mai più ritrovate e anche dolorosamente mai dimenticate

Porta Tom, The Golden Line, 2023, acrilico su tela, 150x150 cm

L’indefinitezza della pennellata conferisce alle opere un senso di malinconia attribuibile alle vecchie fotografie, collocando le scene in un antico passato a cui l’osservatore può liberamente attribuire molteplici significati, a partire dalla propria esperienza contemporanea.

C’è sia tristezza che bellezza nel guardare cose che potrebbero svanire. Il pericolo, che è anche il grande potere di questo artista, è di non poterle poi scordare mai. Le opere di Tom Porta restano presenti a lungo ai nostri occhi. Sempre ritorneremo a quella sensazione di coinvolgimento, un po’ irrazionale. Sempre vi riconosceremo quel misto di desiderio e dolore. Sempre vi ritroveremo anche i nostri antenati. Certi viaggi hanno la capacità di squadernarti l’esistenza: soltanto allora sei stato veramente altrove, per ritornare qualcun’altro. Tabi è il viaggio senza vergogna di Tom Porta, la spinta irrinunciabile e il desiderio tangibile, che alla fine diventano anche un po’ i nostri. Ogni tela è un bagaglio di memorie, visioni ed emozioni. È Il bagaglio di un artista, anima prigioniera, partito per il Giappone e da lì, forse, mai davvero tornato. 

STUDIO VISIT

TABI IL VIAGGIO è una mostra che permette di entrare nel mondo di Tom Porta in punta di piedi e senza calpestarlo. Tuttavia, per riconoscere le implicazioni profonde e il complesso immaginario dentro queste opere, occorre affacciarsi sulle stanze in cui esse vedono la luce. Solo facendo un passo oltre la soglia dello studio di questo artista, infatti, si può comprendere appieno in una limpida e fulminea visione ciò che è depositato oltre la superficie. 
Milano, quartiere Ortica.
Racchiuso in una poltrona di pelle marrone, Porta ha addosso il peso di tante cose. Artista e collezionista attento e affamato, vive e lavora in uno spazio pieno di oggetti con i quali ha un legame viscerale – quasi fossero simulacri, o meglio testimonianze, del suo mondo e della sua identità. 
Le passioni te le dovevi costruire un pezzo alla volta, racconta. Oggi sono come le mode, che passano veloci. Oggi i giovani non vedono più il mondo che ci sta dietro, hanno perso il senso della profondità. 

Lo studio di Tom Porta

Porta abita l’immaginario degli Anni ‘70 e ‘80, dove non esiste amore senza fatica della ricerca. L’universo della sua generazione sta tutto in questo loft, una costellazione senza tempo e attraversabile semplicemente salendo le scale. Qui dentro tiene stretti i suoi ricordi, radunandoli assieme come una famiglia.
C’è tanto metallo, ma anche moltissimi libri. Alle pareti trionfano bandiere e hachimaki dei piloti kamikaze, una testimonianza che qui dentro diventa presenza. Non mancano alcuni kabuto e tosei gusoku dei samurai, e ancora alcune katane. Ne mostra i dettagliatissimi tsuba, e le impugnature artigianali. Dalla fodera estrae la lama: l’anima di quegli eroi, ciò che andava realmente protetto. Poco più in là, lo scudo di Captain America. Una geisha fa capolino dietro l’improbabile ritratto di Ben Grimm, la Cosa dei Fantastici 4, supereroe roccioso dall’aspetto burbero, dall’animo gentile, dalla forza straordinaria. Su una libreria, il Giappone incontra l’immaginario Marvel, che incontra l’universo Star Wars… È un viaggio pazzesco.  

Lo studio di Tom Porta

In soggiorno ci sono il cavalletto, un’infinità di colori, la Kawasaki-rigorosamente-verde e gli attrezzi del mestiere, non solo pennelli. Ci sono dipinti e bozzetti dappertutto. Le action figures di Godzilla, in ordine cronologico, attendono invece in una vetrinetta al piano di sopra, insieme alle chitarre. In cucina, un affaccio sui paesaggi acquerello di Joseph Zbucvic: al mattino il suo risveglio è con gli occhi verso altri mondi ancora. In questi spazi vive anche la sua grande passione per gli aeroplani, nata grazie al nonno, cresciuta con lui, sfociata in alcuni dei suoi più celebri dipinti. Ci sono tante illustrazioni e, ancora, i modellini con le loro scatole originali: il concentrato di un sogno. 
Mostra i suoi appunti di viaggio, piccole opere che fa per se stesso, per divertimento, per liberarsi, per incamminarsi in mille altre direzioni. Racconta di quando nell’ ’88 partì per gli Stati Uniti, nel bagaglio poche cose, il terrore certamente era tra queste. Condivide un ricordo felice: Milano, Piazza XXIV maggio, “Il soldato dimenticato” di Guy Sajer: aveva fatto una scelta, forse il primo tassello di tutto.
In questa sua terra ritrovata, una batcave poco lontano dall’aeroporto, Tom Porta ha radicato la propria anima. Tutti i suoi strati, nati non per volontà di esposizione ma per un bisogno di appartenenza e raccoglimento, sono la sua armatura, il suo potere, la sua responsabilità. 

BIOGRAFIA

TOM PORTA nasce a Milano nel 1970 e fin dall’infanzia mostra una forte attitudine verso il disegno e le arti in generale. Si diploma Maestro d’arte e inizia una carriera di successo nell’illustrazione e nella fotografia. Ha vissuto in Italia, Germania, Francia, Giappone e Stati Uniti e, fin dagli albori della carriera, ha scelto di fondere le sue esperienze di vita nella propria pittura. Dal 2003 abbandona l’illustrazione e la fotografia e si dedica alla pittura a tempo pieno conquistando in breve tempo una posizione di rilievo nel panorama artistico italiano. 

Presente nella classifica dei primi 100 artisti italiani (2007), l’artista viene inserito in pubblicazioni di prestigio come “500 anni di pittura italiana” e cataloghi di Sotheby’s e Christie’s. La sua ricerca si concentra sulla storia del 900 usando il passato come specchio del presente. L’artista è inoltre attratto dallo scorrere del tempo, raccontato attraverso oggetti e luoghi scelti per invitare lo spettatore a intraprendere il suo personalissimo viaggio entro le memorie presenti e future. Definito come un fotoreporter della pittura per i tagli quasi fotografici che dona alle tele, i suoi ultimi lavori si presentano come delle istantanee che rendono omaggio all’immaginario legato al Giappone. Il gesto rapido della pennellata unito alla precisione tipica dei maestri orientali rappresenta l’essenza del linguaggio di Porta degli ultimi anni, un linguaggio dove tradizione e tendenze internazionali diventano un tutt’uno. Ha realizzato numerose mostre personali e collettive, tra cui si ricordano: “W.A.R.  –  We  are  Restless,  the  unheard  soldier  scream” presso il Palazzo Ducale di Genova (2011), “Inferno” presso il Famedio del Cimitero Monumentale di Milano in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale (2014), “Icarus” presso il Terminal 1 dell’Aeroporto di Milano Malpensa (2018), “Inferno” presso il Grattacielo Pirelli a Milano (2018) e “Gaijin – Lo Straniero” presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese (2022). Ha inoltre esposto al Palazzo delle Esposizioni di Torino durante la Biennale del 2011. Vive e lavora a Milano.