Lamberto Teotino

Lamberto Teotino, MC2Gallery

Presso MC2Gallery, Milano

Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Lamberto Teotino alla MC2Gallery, durante l’apertura della sua nuova mostra L’ultimo Dio. È stata una grande opportunità per incontrare un artista moderno, controverso ed entusiasta. Facciamo due chiacchere con lui.

Lamberto Teotino, MC2Gallery
Lamberto Teotino, L’ultimo Dio 12

WoMA: Lamberto, sfogliando il tuo portfolio si rimane incuriositi da come l’insieme delle tue opere sembri ora coerente e ben definito, ora in continuo rinnovamento.
Nella tua crescita personale e professionale, cosa ti ha aiutato a trovare il tuo percorso artistico e soprattutto a scegliere la fotografia, anche se non nella sua accezione tradizionale, come mezzo principale attraverso cui esprimere la tua creatività?

Ho cominciato a fare arte con la pittura, poi man mano il genio di Bacon e il desiderio di emulazione che avevo verso di lui mi hanno coraggiosamente spinto a farmi da parte e a passare ad altro, perchè con la pittura non riuscivo a dare o dire nulla di nuovo; così sono arrivato a capire che gli strumenti fotografico/visivi si integravano meglio con la ricerca artistica che stavo attuando. Ho seguito un corso di fotografia in accademia, che però non mi ha insegnato poi molto; allora ho deciso di fare da solo, studiando da autodidatta. Sono passato dal foro stenopeico a ricoprire di emulsione fotosensibile sculture in paraffina da me create per poi sviluppare il tutto in una camera oscura improvvisata artigianalmente nel bagno di casa. Facevo anche scatti ad un monitor che trasmetteva video fatti sempre da me. Non sono mai stato attratto dalla fotografia tradizionale, intesa come rappresentazione del “reale”, come ricordo che è catturato e vive tra luci e ombre di scene spontanee o artificiali, e il cui risultato finale in entrambi i casi non è che meramente decorativo; non la considero arte, ma semplicemente fotografia. Rappresenta un documento visivo storicamente utile, ma persino un “paparazzo” ha questo ruolo del cogliere l’istante, come vuole la fotografia tradizionale.

Al contrario, io mi interesso dei meccanismi percettivi dell’immagine, dei movimenti fisici e mentali che essa può suscitare, delle sue ambiguità, delle sue illusioni, dei suoi paradossi, di quel suo mix di elementi filosofici, matematici, scientifici. Mi piace viverla come una performance: alla fine quello che cerco è di superare le immagini, rendendole di per sé antiquate.

Lamberto Teotino, L'ultimo Dio 05
Lamberto Teotino, L’ultimo Dio 05

WoMA: La tua ultima mostra “L’ultimo Dio” alla MC2 Gallery propone un’interessante miscela di elementi scientifici, storici e –si potrebbe dire- antropologici. La difficoltà nell’identificazione dei personaggi, effetto cercato con il voluto occultamento del loro viso, sposta il dialogo su un piano introspettivo: il processo che costringe lo spettatore a cercare qualcosa di intellegibile nell’opera, sembra generare in lui il bisogno di guardare, semmai, dentro di sé.  Questo meccanismo di introspezione si ritrova nei tuoi lavori non solo a livello psicologico ma anche anatomico, grazie ai loro numerosi riferimenti alle recenti scoperte sul genoma umano. È nelle tue intenzioni comunicare l’esistenza di una qualche “relazione” tra la nostra componente materiale e la nostra interiorità?

“L’ultimo Dio” è un lavoro sulla coscienza degli individui, un progetto sulla collettività nonostante il titolo alluda a qualcosa di singolo, qual è ad esempio il concetto di Dio. Ognuno di noi è il Dio di se stesso e il proprio generatore di possibilità. Come nell’idea aristotelica di “Motore Immobile” (nell’opera del filosofo, “Metafisica”), Dio è un motore, da intendersi come un atto in potenza; è un generatore di azione e il nostro corpo in questo senso è solo un mezzo, un tramite tra coscienza e attività pratica. Penso che ognuno di noi debba responsabilizzarsi e rispondere all’ultima chiamata disponibile.

Lamberto Teotino, Sistema di riferimento monodimensionale
Lamberto Teotino, Sistema di riferimento monodimensionale

WoMA: Le tue opere contengono spesso riferimenti alla filosofia, ma anche ad altre discipline. Ad esempio, in “Sistema di riferimento monodimensionale”, con il tuo richiamo a Cartesio, fai un passo oltre i limiti della fotografia e stravolgi lo spazio per far sorgere domande irrisolte. Quali sono insomma le tue fonti di ispirazione, anche in relazione a quest’ultima serie?

In realtà “Sistema di riferimento monodimensionale”, titolo preso a prestito dal nome del teorema di Cartesio, più che alla filosofia fa riferimento alla fisica e alla matematica tanto quanto all’illusionismo. Mi interessava analizzare la monodimensione, l’1D, ricreando l’asse cartesiano nella scena, lungo il quale una porzione dell’immagine sparisce. In “L’Ultimo Dio”, i riferimenti filosofici riguardano invece il concetto di “Motore Immobile” di Aristotele.

Lamberto Teotino, The image of what we are prevails over what we are
Lamberto Teotino, The image of what we are prevails over what we are

WoMA: Il processo di installazione gioca spesso un ruolo importante per la definizione dell’opera stessa. Ciò è particolarmente vero se si pensa ad opere interattive come “LUTHER BLISSETT PROJECT”, “The image of what we are prevails over what we are” o ancora “L’Ultimo Dio”, opere per le quali è fondamentale definire una precisa collocazione nello spazio espositivo. Come vivi questo particolare processo di “contestualizzazione spaziale” delle tue opere?

Mi interessa molto il processo installativo delle opere poiché mi permette di mettermi in gioco, mi coinvolge nei rapporti dialogici che si creano tra le opere, lo spazio e le persone che le vedranno; diventa una sorta di sfida, molto naturale. Ragiono molto su come esporre le opere perchè spesso i luoghi presentano ostacoli, dato che non nascono col solo scopo di accoglierle. Voglio dare la sensazione di un impatto minimo sull’ambiente, difatti tendo a togliere elementi più che ad aggiungerne. Ho molto rispetto nei confronti del “contenitore” che accoglie l’opera, tanto quanto nella disposizione delle luci.

Tendenzialmente realizzo opere a parete, ma con “LUTHER BLISSETT PROJECT” ho utilizzato per la prima volta una scultura sonora. Mi sono divertito molto nel vedere il coinvolgimento del pubblico; l’opera emetteva, ogni dieci secondi, con voce femminile, la frase “Luther Blissett è Italiano”. Ho campionato la voce della traduttrice di Google Translate (guarda sul web); è stato un lavoro ambientale. Per “The image of what we are prevails over what we are” ho creato un dialogo tra il tennista ritratto e la pallina da tennis appoggiata sul pavimento, quasi come fosse uscita dall’immagine. L’ho anche utilizzata per dipingere il volto dell’uomo. Nella personale “L’ultimo Dio” volevo provare a sviluppare il progetto su due livelli; non è stato facile creare un involucro unico per i due piani espositivi che avevo in mente, ma ho avuto più di un anno per pensarci, anche se fino ad una settimana prima della mostra non avevo ancora deciso la location definitiva.

Lamberto Teotino, L'ultimo Dio, veduta della mostra presso MC2Gallery
Lamberto Teotino, L’ultimo Dio, veduta della mostra presso MC2Gallery

WoMA: Il rapporto con le tue opere sembra molto cosciente ed emozionale, costruito passo dopo passo e curato in ogni singolo dettaglio. Hai qualche progetto particolare per il futuro, qualche tematica che vorresti esplorare o nuovi linguaggi attraverso cui esprimerti?

Si, ammetto che mi piace curare tutto fin nei minimi dettagli. Per il futuro ho in programma di presentare un progetto video che ho ideato tre anni fa ma su cui sto ancora lavorando. È composto da “immagini in movimento”. Paradossalmente strizza l’occhio alle GIF che oggi invadono il web. Se tutto va come deve andare, lo presenterò alla fine dell’anno.