Una chiacchierata con Andrea Zardin

Galleria Carte Scoperte

Presso Galleria Carte Scoperte, Milano

Il team di WoMA ha incontrato Andrea Zardin, giovanissimo gallerista di Milano, che ci ha aperto le porte della sua galleria Carte Scoperte. Non solo ci ha accompagnato nella visita all’attuale mostra “Segno e Illusione”, personale di Alan Borguet, ma ci ha anche introdotto al Circolo dei Poeti, un progetto culturale che lui e altre dieci ragazzi gestiscono in collaborazione con il marchio di moda Etro.

Ecco il percorso di crescita di questa giovane personalità, dalla consapevolezza delle proprie passioni alla realizzazione delle sue aspirazioni artistiche. L’importanza di fare, conoscere, incontrare e collaborare è solo uno degli spunti di riflessione che Andrea Zardin ci ha offerto in questo meraviglioso incontro.


Andrea Zardin: Siamo un gruppo di ragazzi di Milano: con alcuni ci conosciamo fin da bambini, con altri ci siamo conosciuti negli ultimi due anni. Siamo un gruppo molto eterogeneo, ci sono pittori, fotografi, registi, perfino un tatuatore e poi un gallerista, che sarei io.

Il Circolo dei Poeti è nato tre anni fa. La mia famiglia è sempre stata legata al mondo dell’arte: il mio bisnonno era un gallerista ed un collezionista, lui per primo, di arte; la professione si è tramandata da lui fino a me. Ad essere onesti, da bambino non ero appassionato di arte, volevo fare l’architetto come mia madre. Poi durante il liceo mi sono avvicinato al mondo della comunicazione, sia a livello aziendale che personale. Mi sono iscritto al corso di Management presso l’Università Cattolica di Milano, e lì ho capito che la mia passione per la comunicazione era radicata nel mio amore per le arti e che il mio percorso sarebbe stato quindi quello di diffondere l’arte, di aiutare gli artisti a trovare un pubblico, soprattutto tra la mia generazione.

Solo alcuni tra i miei amici avevano interesse per l’arte, così ho cominciato ad organizzare delle piccole mostre per loro. Questo era il primo obiettivo, il secondo, che viaggiava in parallelo, era quello di lanciare nuovi giovani artisti. In Italia infatti è difficile trovare risorse per poter lavorare se si è autodidatti o freschi d’Accademia.

La passione non è abbastanza, un artista emergente ha bisogno di sostegno economico e una tale opportunità è più facile trovarla all’estero.

Così ho iniziato ad esporre gratuitamente alcuni artisti e sono persino riuscito a vendere alcune loro opere (la prima mostra di questo tipo è stata nella galleria del padre di Andrea a San Maurilio, la seconda al Bar Jamaica, ndr.). È diventato, per i miei coetanei, un modo diverso di trascorrere il momento dell’aperitivo, perché erano circondati da artisti che dipingevano o da produttori di musica che suonavano i loro pezzi. L’importanza di quegli eventi non stava nel valore artistico, piuttosto nel concetto. Da un lato, i giovani hanno avuto un’alternativa ai pub, dall’altro gli artisti hanno avuto la possibilità di mostrare le loro opere.

Galleria Carte Scoperte
Galleria Carte Scoperte

È stata in una di queste occasioni che ho conosciuto Jacque Leo. Insieme poi con un terzo ragazzo abbiamo cominciato a cercare uno spazio nel centro di Milano dove poter costruire dei laboratori per gli artisti, così come per artigiani, in modo da coprire ogni campo dell’arte, dalla pittura alla scultura, la fotografia, il cinema, fino alla falegnameria.

L’idea era quella di avere un’officina, uno spazio di continue sperimentazioni e ricerche, con l’obiettivo di crescere tanto a livello artistico quanto a livello personale.

Volevamo promuovere la cooperazione e incoraggiare il dibattito tra i migliori talenti, per aprire la strada allo sviluppo intellettuale e culturale. Ma non volevamo coinvolgere solo le persone interessate alle arti; questo è il motivo per cui abbiamo progettato un ristorante, un cinema, una biblioteca e delle sale studio per studenti. Per caso abbiamo scoperto il Circolo Filologico Milanese, la più antica associazione culturale della città. Ci hanno proposto di portare avanti il nostro progetto come associati, internamente al Club. Adesso abbiamo undici giovani e ci incontriamo quotidianamente nel club per lavorare sulla nostra idea. È così che è nato il Circolo dei Poeti. Lavoriamo da soli ma anche insieme. Anche se lo spazio fisico che avevamo progettato non esiste ancora (a causa degli enormi sforzi economici che richiederebbe realizzarlo), l’idea di partenza può essere considerata realizzata: il raduno di persone che lavorano in diversi campi e settori. Etro collabora con noi, e ha persino venduto alcuni tessuti a Jacque, che li ha usati per i suoi dipinti.

Carte Scoperte invece è il mio attuale lavoro. Lo devo a mio padre, che nel 2012, quando gli ho chiesto di darmi una mano ad aprire una galleria mia, mi ha supportato e mi è stato vicino. Volevo aprire uno spazio per giovani artisti, specialmente per quelli di Milano e italiani più in generale, perché credo che il nostro Paese non stia dando sufficienti opportunità ai suoi giovani talenti. Infatti, non c’è mancanza di talenti, al contrario, è il mercato che è troppo concentrato su troppo poche personalità di spicco, ignorando il resto.

Il nome Carte Scoperte per la mia galleria l’ho scelto per due ragioni: la prima, voglio promuovere un’arte che sia trasparente e onesta; la seconda, è legata ad una passione che mio padre mi ha trasmesso, quella per le opere su carta. La carta è un mezzo artistico che non ha goduto di grande considerazione in passato ma che in futuro sono convinto otterrà il riconoscimento che merita. La carta è kil primo strumento attraverso il quale un artista comunica le sue idee, rappresenta il suo punto di partenza, il suo primo guizzo di energia e di genio artistico.

Andrea Zardin
Andrea Zardin

Giorgia Papaleo, Anni Wu